Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, nè i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri.
(Saib-e-Tabrizi poeta persiano vissuto nel XVII)
Kabul è invasa dai russi: le storie di due donne si intrecciano come racemi su una confezione di latta, durante gli anni duri della guerra tra russi e afghani. La ricostruzione della jihad prende vita, attraverso gli occhi dei personaggi che la subiscono tra cui Mariam, Laila, Tariq, Jalil e tramite la voce di chi la strumentalizza per i propri fini, come il violento e crudele Rashid.
Mariam ha solo cinque anni quando scopre di essere una harami, una figlia illegittima. Vive con la madre Nana e gode delle visite tanto sporadiche quanto attese del padre Jalil. L'uomo si profonde in mille attenzioni per la figlia in quelle rare occasioni di incontro, ma tiene Mariam lontana dalla sua famiglia. Un giorno Mariam, delusa dalla mancata visita del padre, decide di andarlo a trovare. Jalil si fa negare e Mariam scopre per la prima volta il senso della parola harami e di ciò che le ripeteva Nana:<<Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna cui dare sempre la colpa>>.
Inizia da quel giorno un calvario senza fine per la piccola Mariam, fino all'incontro tanto fortuito quanto doloroso con la bella Laila. Un libro intenso, struggente, serrato, cruento, come solo la guerra può esserlo. La guerra di chi sul corpo ne porta ancora oggi i segni e sul cuore macchie inconfessabili. Un romanzo strutturato alla perfezione, denso e vivido ad ogni pagina come una cartolina.
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