Quando uno scrittore mette se stesso in un'opera, il confine tra realtà e finzione si assottiglia sempre più, fino a far coincidere l'autore ed il personaggio da lui inventato.
Questo è il caso di John Fante e di Arturo Bandini.
Nel 2006 Robert Towne traduce in pellicola il romanzo più famoso dello scrittore italo-americano,
"Chiedi alla polvere", realizzando un sogno. In un'intervista rilasciata, si definisce benedetto, per aver avuto l'onore di girare il film con Colin Farrel e Salma Hayek come protagonisti e, non meno, per il cast al completo, che ha avuto il pregio di dirigere. Il libro "Chiedi alla polvere", ha una scrittura decisa, cruenta a volte, privo di sentimentalismi e languori stucchevoli e pleonastici. E' una storia d'amore, alimentata da un odio gratuito e da una passione struggente e malsana, come una malattia. Le pagine del libro scorrono lentamente, simili a granelli di sabbia in una clessidra, scivolano via come polvere, quando soffia forte il vento dal deserto e qualcosa rimane tra le lenzuola. Un romanzo nevrotico, rabbioso, brutale, la cui storia ruota attorno a quattro personaggi: Arturo, Camilla, Sammy e Vera. Arturo incontra Camilla nel caffè in cui lavora come cameriera e, malgrado le luride e consunte ciabatte messicane, si innamora a prima vista. La donna ha però una relazione con Sammy (Justin Kirk), malato di tubercolosi. Pur attratto da Camilla, Arturo non riesce ad esprimerle i suoi veri sentimenti, e gode nell'umiliarla e nell'offenderla. Quando, per caso incontra Vera (Idina Menzel), le si getta tra le braccia, nel tentativo vano di dimenticare la dolce beona, fiore del messico. Il gioco di alterchi in cui i protagonisti tramutano i loro pensieri d'amore, finisce per logorarli e trasformare la loro storia in un addio d'amore, pressoché inevitabile. Il film rielabora il finale letterario con buona pace dei lettori. Se il tono del libro è in parte mantenuto, il cambiamento di stile dalla seconda parte del film in poi, è evidente sia una scelta dovuta a garantire la buona riuscita commerciale della pellicola, più che la fedeltà al testo.
Questo è il caso di John Fante e di Arturo Bandini.
Nel 2006 Robert Towne traduce in pellicola il romanzo più famoso dello scrittore italo-americano,
"Chiedi alla polvere", realizzando un sogno. In un'intervista rilasciata, si definisce benedetto, per aver avuto l'onore di girare il film con Colin Farrel e Salma Hayek come protagonisti e, non meno, per il cast al completo, che ha avuto il pregio di dirigere. Il libro "Chiedi alla polvere", ha una scrittura decisa, cruenta a volte, privo di sentimentalismi e languori stucchevoli e pleonastici. E' una storia d'amore, alimentata da un odio gratuito e da una passione struggente e malsana, come una malattia. Le pagine del libro scorrono lentamente, simili a granelli di sabbia in una clessidra, scivolano via come polvere, quando soffia forte il vento dal deserto e qualcosa rimane tra le lenzuola. Un romanzo nevrotico, rabbioso, brutale, la cui storia ruota attorno a quattro personaggi: Arturo, Camilla, Sammy e Vera. Arturo incontra Camilla nel caffè in cui lavora come cameriera e, malgrado le luride e consunte ciabatte messicane, si innamora a prima vista. La donna ha però una relazione con Sammy (Justin Kirk), malato di tubercolosi. Pur attratto da Camilla, Arturo non riesce ad esprimerle i suoi veri sentimenti, e gode nell'umiliarla e nell'offenderla. Quando, per caso incontra Vera (Idina Menzel), le si getta tra le braccia, nel tentativo vano di dimenticare la dolce beona, fiore del messico. Il gioco di alterchi in cui i protagonisti tramutano i loro pensieri d'amore, finisce per logorarli e trasformare la loro storia in un addio d'amore, pressoché inevitabile. Il film rielabora il finale letterario con buona pace dei lettori. Se il tono del libro è in parte mantenuto, il cambiamento di stile dalla seconda parte del film in poi, è evidente sia una scelta dovuta a garantire la buona riuscita commerciale della pellicola, più che la fedeltà al testo.
Arturo Bandini: Togliti quelle scarpe.
Camilla: Perchè sono tropo belle per le mie gambe?
Arturo Bandini: Le tue gambe sono troppo belle per loro.




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